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Le cover crops da seminare in estate su sodo

13/05/2026

​In più puntate de Le Dritte abbiamo trattato delle colture di copertura e di come il loro soprannome “colture a perdere” inganna la nobiltà del ruolo che rivestono per le molteplici funzioni agronomiche e ambientali che inducono, non solo ai terreni dell’azienda che ne fa uso, ma anche al territorio circostante in termini di funzioni ecosistemiche e miglioramento del paesaggio.

La maggior parte degli agricoltori che utilizza le cover crops tende a effettuare la semina successivamente alla raccolta delle colture estive, al fine di garantire una copertura invernale dei terreni. 

Tuttavia, le cover crops possono essere introdotte con successo anche nel periodo estivo, in seguito alla raccolta dei cereali vernini, purché si individuino specie adeguate e si proceda con la semina su sodo direttamente sui residui colturali, evitando lavorazioni del terreno che ne comprometterebbero la sostenibilità economica. 

Sebbene la permanenza in campo delle cover crops estive sia limitata a circa due mesi, queste sono decisive nel contrastare fenomeni siccitosi sempre più ricorrenti; soprattutto, predispongono il suolo nelle condizioni di coltivazione ottimali per le colture entranti.

Appena dopo un solo ciclo colturale, il terreno che ha ospitato la cover crop si presenta più soffice e meglio strutturato; tali miglioramenti tendono a consolidarsi e ad ampliarsi progressivamente negli anni successivi se viene ripetuta la pratica di semina delle colture di copertura. 

RV Venturoli riconosce e sostiene l’utilizzo delle cover crops proponendo diverse soluzioni applicabili in questo periodo tardo primaverile ed estivo.

Crotalaria juncea: appartiene alla famiglia delle Fabaceae, è caratterizzata da rapida crescita e buona tolleranza alla siccità: in circa 60 giorni produce elevate quantità di biomassa. Studi sperimentali suffragano la sua efficacia nel contenere lo sviluppo di nematodi dei generi Meloidogyne e Paratrichodorus. Semina consigliata da maggio a fine luglio su terreni a pH neutro o subacido.

Brassica juncea e rafano per il controllo biologico delle infestanti e il miglioramento della struttura, permeabilità e capacità idrica del suolo.

Loietto risulta una buona coltura nell’assorbimento dei nitrati e può essere ancora seminata nel periodo estivo al fine di rinfoltire i prati.

Trifoglio alessandrino, specie mellifera usata per il pascolo e lo sfalcio. In quanto leguminosa annuale, risulta essere un’ottima soluzione per fissare l’azoto nel suolo.

Infine, si segnala il miscuglio da sovescio Biofior applicabile in pieno campo e per le colture protette. Questo miscuglio oltre a implementare la sostanza organica nel suolo, presenta un’azione fungicida, nematocida e repellente verso afidi e insetti terricoli.


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