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Per il sorgo da trinciato, coltura resiliente con bassa impronta carbonica e con costi colturali contenuti, si prevede un aumento delle superfici nel nostro paese con la messa in funzione, già da quest'anno, di molti impianti di biometano avanzato.
È ormai giunto il momento di pianificare le varietà di sorgo da seminare e l’aspetto più importante è fare la scelta giusta tra le diverse tipologie di sorgo.
Il sorgo zuccherino produce elevate quantità di trinciato grazie all’altezza delle piante che raggiungono i 4 metri, è altamente digeribile, ma ha un basso contenuto di amido, quindi è indicato per l’uso in stalla data la sua appetibilità ma non è consigliato per i biodigestori. Il sorgo zuccherino RV Venturoli è Sucro 506 che può raggiungere i 900 q/ha di trinciato, monosfalcio, di ciclo medio-tardivo, con epoca di semina da fine aprile a fine luglio.
Altra tipologia di sorgo è il BMR, a basso contenuto di lignina, quindi molto digeribile, adatto sia per trinciato sia per granella, con un discreto contenuto di amido. La sua destinazione è sia la stalla che i biodigestori. Il sorgo BMR RV Venturoli è Arigato, di ciclo precoce, altamente produttivo, commercializzato in confezioni da 250.000 semi che corrispondono all’investimento di 1 ettaro di terreno. È la tipologia di sorgo RV Venturoli più utilizzata per alimentare i biodigestori grazie anche alla notevole altezza della pianta e alla elevata quantità di trinciato prodotto, con alto potenziale metanigeno.
Arbamix, di ciclo medio, un mix di due sorghi da granella, a taglia alta e a taglia bassa, è da utilizzare come trinciato, effettuando la raccolta nella fase di maturazione latteo-cerosa, con il 27-32% di sostanza secca, momento ideale per ottenere il massimo potenziale metanigeno.
Come secondo raccolto, dopo cereali vernini è consigliato Arabesk, il sorgo più precoce del catalogo europeo, di taglia medio alta, ha una granella con un alto contenuto di amido e la pianta si distingue per l’elevata tolleranza alla siccità e al freddo.
Il seme certificato è il fulcro di un sistema produttivo orientato alla qualità e alla tracciabilità.
L'impiego di seme certificato dà vita a un sistema virtuoso di cui beneficioano gli agricoltori e i consumatori nel rispetto dell'ambiente.