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La produzione di biometano avanzato (cioè altamente sostenibile) consente di accedere ad incentivazioni ed a maggiorazioni tariffarie superiori al biometano tradizionale, ma contempla limitazioni per quanto riguarda le biomasse ammesse per rifornire gli impianti.
Le biomasse, infatti, non devono essere in competizione con la filiera alimentare e quindi sono rappresentate per lo più da sottoprodotti e da scarti industriali, comprendendo, ad esempio, sfalci, potature, effluenti zootecnici, paglia, sansa di olive, pastazzo di agrumi, vinacce, feccia di vino, borlande, farinaccio, pula, crusca, amido, glutine residui della lavorazione del cibo.
Per quanto riguarda le colture sono ammesse:
Tra queste colture il sorgo si distingue per un alto rendimento nell’impianto potendo produrre sino a 5.000 mcubi di metano/ettaro, con rese che possono arrivare a 20 tonnellate ad ettaro di sostanza secca.
Inoltre, il sorgo presenta un’elevata efficienza fotosintetica e nell’uso dell’acqua, limitate esigenze in nutrienti, resiste alla siccità ed è ideale come secondo raccolto dopo frumento, orzo e triticale.
Il PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza) ha messo a disposizione 1,73 miliardi di euro per lo sviluppo del biometano in Italia.
Attualmente sono in funzione 116 impianti ed altri 300 sono stati già approvati e sono in corso di realizzazione.
Poiché una quota di questi nuovi impianti riguarderà il biometano avanzato, tipologia per la quale non è consentito l’uso del mais, è verosimile che sarà il sorgo la coltura estiva prevalente più utilizzata in questi impianti, insieme al triticale, come coltura vernina.
Il seme certificato è il fulcro di un sistema produttivo orientato alla qualità e alla tracciabilità.
L'impiego di seme certificato dà vita a un sistema virtuoso di cui beneficioano gli agricoltori e i consumatori nel rispetto dell'ambiente.