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Dal primo gennaio 2026, tutti i fertilizzanti importati in Europa, e quindi anche in Italia, da paesi extra UE sono soggetti ad una tassazione chiamata CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) che in italiano significa Meccanismo di Regolamento del Carbonio alle Frontiere.
Si tratta di una tassa sulle emissioni di carbonio inquinanti delle industrie che producono i fertilizzanti (ma riguarda anche cemento, ferro, acciaio, alluminio, elettricità ed idrogeno) che mira a proteggere l’industria europea dalle merci extra UE prodotte sulla base di standard “ambientali” meno stringenti rispetto a quelli europei.
Il risultato è che l’agricoltore deve aspettarsi rincari considerevoli su concimi di largo consumo. Gli aumenti di prezzo varieranno in base al periodo e al paese di provenienza extra Ue del fertilizzante. Per l’urea si prevede un aumento medio del prezzo di 5 euro al quintale, per il nitrato ammonico di 13 euro/q, per il solfato ammonico di 7 euro /q, per un NPK con più del 10% di azoto di 6 euro/q, per un NP nitrato di 10 euro/q, per il nitrato potassico di 12 euro/q.
Solo la merce portata in Italia entro dicembre 2025 non è gravata dalla tassa CBAM e la disponibilità degli stock è molto diversa da zona a zona.
Quindi cosa consigliare al nostro agricoltore?
Un’alternativa per soddisfare le necessità di azoto sui cereali vernini potrebbe essere di puntare su liquami e digestati nelle aree dove sono disponibili, prodotti che sono particolarmente raccomandati in combinazione con i frumenti ibridi che spiccano per sanità della pianta e stabilità di pianta, anche nella fase di fine accestimento.
Altra possibilità è l’uso di concimi speciali a base di urea stabilizzata a cessione programmata oppure con un inibitore della nitrificazione che riduce le perdite per dilavamento e volatilizzazione cui è soggetta l’urea convenzionale.
Si tratta di prodotti fertilizzanti ad alta tecnologia il cui maggiore costo rispetto all’urea tradizionale viene compensato da una più elevata efficienza, con una resa effettiva pari al 70-80% rispetto al 40% del concime minerale tradizionale. Facendo bene i conti, il risultato finale è che sono più convenienti.
Infine, su terreni già ben dotati di fertilità, possono essere presi in considerazione anche i concimi organo minerali che apportano azoto organico e matrici proteiche e i concimi fogliari, contenenti azoto in forme diverse, per garantire differenti tempistiche di cessione nelle fasi più importanti del ciclo colturale.
In definitiva la nuova tassa deve tradursi in una occasione da non mancare per esplorare nuove tecnologie e nuovi prodotti, all’insegna della massima tempestività e precisione nella distribuzione in campo.
Il seme certificato è il fulcro di un sistema produttivo orientato alla qualità e alla tracciabilità.
L'impiego di seme certificato dà vita a un sistema virtuoso di cui beneficioano gli agricoltori e i consumatori nel rispetto dell'ambiente.